LA GRAMOLATURA DEL LINO

ANTICHE ARTI E MESTIERI

LA GRAMOLATURA DEL LINO. Questa fase del ciclo del lino si svolgeva ad inizio autunno, in ottobre o novembre, quando i gravosi impegni estivi della famiglia contadina erano ormai terminati.

Operazione preliminare alla gramolatura era la battitura delle mazzette.

Le mazzette di pianticelle di lino provenienti dal campo venivano battute con un mazzuolo di legno su un ceppo, per far cadere i semi.

I semi, ripuliti dalla pula con un vaglio o un setaccio, venivano riposti per la successiva stagione di semina e in parte utilizzati per i cataplasmi della farmacopea casalinga.

Dopo di che, in ottobre/novembre si portavano le mazzette alla gramola, un fornello costruito apposta per completare l’essiccamento delle piante erbacee come la canapa ed il lino.

Il fornello in pietra veniva scaldato con molta legna e quando era caldissimo si toglievano le braci e la cenere. Doveva essere ripulito con molta cura, una brace dimenticata poteva incendiare tutto il raccolto.

Dopo alcuni giorni si toglieva il lino dal forno e lo si “sfibrava” con la gramola, un attrezzo in legno pensato per separare le fibre pestando con forza.

Con un altro attrezzo in legno, una specie di pettine con i denti in ferro, si separavano le fibre tessili dalle fibre legnose: il lino vero e proprio e la stoppa.

L’aspetto del lino dopo la gramolatura e sfibratura era del tutto simile a quello della lana dopo la cardatura. La fase di lavorazione successiva era la filatura.

Queste operazioni di affinamento potevano ripetersi più volte, ottenendo via via una massa grezza di qualità sempre più fine, adatta ad ottenere filati sottili e resistenti anzichè grossolani e deboli.

By ARGONAUTA: Legolas

PARLA ALLA TERRA, LEI TI INSEGNERA’

Prima dell’introduzione alla letteratura e ai numeri, alla filosofia e alla storia; prima di apprendere le abilità della comunicazione attraverso la parola scritta, e acquisire la capacità di interpretare gli scritti delle grandi menti a livello mondiale; prima di sviluppare una qualsiasi cognizione di educazione e civiltà, ogni individuo è prima di tutto un figlio della Terra.

Ognuno possiede delle necessità peculiari e del tutto naturali che devono essere soddisfatte appieno per garantire una sana sopravvivenza e raggiungere con successo l’età adulta. Di fatto, un bambino alla nascita non è molto diverso da ogni bambino nato prima di lui dall’inizio dei tempi.
Persino in quest’epoca moderna di rapido sviluppo tecnologico, di economia del profitto, di nuclei familiari isolati, ogni nuovo nato richiede le stesse identiche cure essenziali che erano necessarie ai nostri antenati: nutrimento, attaccamento fisico ed emotivo, affetto, calore e sicurezza. Man mano che i bambini crescono, questi bisogni restano ancora fondamentali, e si scopre di continuo come i piccoli rispondano meglio, e con esiti felici, a una vita familiare sana e a lunghi periodi di tempo trascorsi in grandi spazi all’aperto.
Esistono lezioni indispensabili, che ogni bambino deve apprendere per poter vivere una vita sana, e che nulla hanno a che vedere con la cultura moderna o con gli studi accademici, ma che è possibile ricevere solo a contatto con la Natura.
Non è affatto nuova l’idea che i bambini abbiano bisogno di lunghi e indisturbati periodi di tempo da trascorrere nella Natura per poter crescere e prosperare. Il concetto che la salute fisica e intellettiva si realizzi a contatto col mondo naturale è un filo rosso che lega gli scritti dei migliori educatori e filosofi della storia. Persino i più grandi maestri del mondo, nei loro programmi si sono sempre avvalsi della Natura per insegnare molte fra le lezioni più importanti nella vita.

Sembra, d’altronde, che con il procedere delle generazioni questo tipo di saggezza vada sparendo, e dimentichiamo sempre più di affidarci alla Natura come migliore maestra per i nostri figli.

Per un bambino piccolo, non ancora in grado di apprendere dalla pagina stampata o di sostenere la routine scolastica, la Natura è una fonte infallibile di divertimento e istruzione.” (Ellen G. White)
Mettiamo fretta ai nostri figli, li spingiamo a bruciare le tappe nella convinzione che debbano costruirsi una biblioteca interiore di conoscenze pratiche e teoriche non appena mostrano di poterne afferrare i concetti.
Li iscriviamo, ancora piccolissimi, a corsi di musica, storia, lingue straniere. Facciamo loro da autisti accompagnandoli a nuoto, a danza e karate. Riempiamo il tempo che resta e le fine settimana libere con altre attività analoghe: gite allo zoo, ai musei, agli edifici storici, a mostre e rappresentazioni; elaboriamo liste mentali di ciò che i nostri figli hanno fatto e potrebbero fare, e ci sentiamo soddisfatti quando sono in grado di rispondere in modo corretto alle domande o recitano che è una delizia.

Per quanto tali attività, di fatto, contribuiscano alla creazione di un bagaglio completo di conoscenze, e possano, nei giusti contesti, favorire un amore genuino per l’apprendimento, da sole non hanno la forza di ergersi a colonna portante dell’educazione. Una solida educazione non si fonda, in definitiva, sulle abilità e sulle conoscenze acquisite attraverso corsi e lezioni. Il suo fondamento è, invece, negli istinti, nelle esperienze, nella nostra relazione con il mondo, e tutta la restante educazione non fa che riposare su questa base, dalle cui caratteristiche trae forza e respiro.

Ciò detto, il tempo trascorso nella Natura è senza dubbio il modo migliore di preparare i bambini per qualsivoglia apprendimento futuro. Potrebbe sembrare un atto di pigrizia, se non addirittura una grave privazione, il non iscrivere i propri figli a corsi e lezioni appena ci sembrino grandi abbastanza, e permettergli, invece, di scorazzare liberi e indisturbati per ore all’aria aperta seguendo le avventure che detta loro l’impulso. In una cultura focalizzata su ogni singolo risultato raggiunto dai suoi membri, persino quelli più piccoli, è facile comprendere un simile timore. Tendiamo a credere che se i nostri figli non iniziano a imparare e affinare tutta una serie di abilità e conoscenze utili, a volte a partire persino da quando imparano a camminare, resteranno indietro rispetto ai coetanei, e più tardi, nella vita, soffriranno gravi privazioni e battute d’arresto.

Esiste, tuttavia, una prospettiva alternativa: se un bambino perde le lezioni apprese sotto l’egida amorevole della Natura, in realtà avrà perduto esperienze e conoscenze virtualmente impossibili da recuperare. “Più è semplice e tranquilla la vita del bambino, più libera da stimoli ed eccitamenti artificiali e in armonia con la Natura, più il vigore fisico e mentale, nonché la forza spirituale, ne trarranno giovamento” (E. G. White).

Se un’infanzia trascorsa con semplicità, in armonia con la Natura, contribuisce al vigore mentale e alla forza fisica, allora, forse, le esperienze naturali dovrebbero avere la precedenza rispetto a tutti gli altri “corsi” e “lezioni”. Il tempo trascorso all’aperto regala ai bambini esperienze che non possono essere riprodotte con facilità altrove. Il primo di questi doni è la pura felicità della fanciullezza. La felicità negli anni formativi si trasforma per l’adulto in cari ricordi dell’infanzia; tali ricordi contribuiscono in maniera determinante anche alla felicità nell’età adulta. Così come per gli adulti è più facile che i propri sforzi vengano coronati dal successo se si è felici, anche i bambini contenti hanno molte più probabilità di successo in tutte le attività scolastiche e negli apprendimenti formali. Promuovere la gioia infantile dovrebbe essere uno dei primi indispensabili passi da compiere per preparare i nostri figli all’educazione accademica. Esiste modo migliore di garantire una tale felicità che non sia quello di concedere ai bambini la libertà di trascorrere tutto il tempo che desiderano all’aria aperta, dove hanno agio di sognare, giocare e osservare la Terra muoversi attraverso i cicli naturali? Il senso degli spazi liberi che si sperimenta all’aperto, in paesaggi ampi, contribuisce al sano sviluppo del bambino molto più di quanto non si creda. I bambini hanno bisogno di luoghi dove allargare le braccia senza dover fare i conti con i confini di pareti o barriere; dove correre senza il timore di ostacoli improvvisi; hanno bisogno di sentirsi liberi in spazi dove sia possibile estendere lo sguardo per miglia all’intorno e verso l’alto senza che la vista sia impedita da profili metropolitani. Questa libertà spaziale crea un senso di pace nel cuore e nella mente dei fanciulli. Sensazioni del genere dovrebbero essere un elemento naturale del loro temperamento.

È facile rinchiudersi dentro edifici e veicoli, cosicché al posto della vasta sensazione di pace sperimentata negli spazi aperti e selvaggi, i nostri figli crescono abituandosi alla sensazione innaturale di essere tenuti chiusi e confinati. Non c’è da meravigliarsi che ci si trovi a dover fare i conti con atteggiamenti recalcitranti, irrequieti e problematici da parte dei bambini, o a dover combattere, spesso senza tregua, quando arriva il momento di introdurre l’apprendimento delle materie scolastiche.
Si dice…’è crudele tenere animali tanto grandi in un appartamento di città’, ma parliamo di cani, mai di persone, che sono ben più grandi e molto più sensibili all’ambiente che le circonda”. (Jean Liedloff, vedi bibliografia)

Di solito è da adulti che iniziamo ad anelare in modo consapevole a un sentimento di pace mentale e libertà; e se da bambini abbiamo potuto vivere in modo così libero e sconfinato, il senso di libertà che ne deriva rappresenterà uno dei nostri ricordi d’infanzia più cari. Del resto, un bambino considera la vera felicità come puro divertimento; la libertà di movimento e la percezione dell’assenza di limiti spaziali sono un semplice corollario alla gioia provocata dal gioco libero e indipendente. Risate, avventure, emozioni e creatività caratterizzano alcuni dei ricordi preferiti dei nostri giochi d’infanzia. “Il gioco è la fase più alta dello sviluppo infantile…è la più pura e la più spirituale delle attività umane in questo stadio evolutivo.” (Friedrich Froebel). E non può essere svilito inserendolo nella lista delle attività importanti per i bambini. Il divertimento fine a se stesso è un aspetto cruciale della crescita e ogni volta che sia possibile il gioco dovrebbe essere fatto all’aperto.

I bambini fioriscono se hanno la possibilità di giocare liberi all’aperto; l’immaginazione prospera, il senso di coraggio si rafforza, le sensazioni di pace diventano stati mentali naturali. I genitori dovrebbero incoraggiare il gioco a contatto con la natura eliminando dagli impegni quotidiani e settimanali tutti quegli obblighi non necessari che costringono a stare al chiuso. Possiamo lasciare alla Natura alcuni degli insegnamenti che in qualità di genitori tentiamo disperatamente di inculcare loro. D’altronde, la Natura sa affrontare con indicibile grazia anche gli argomenti più spinosi. Non dovremmo esitare nel rivolgerci alla Terra e fare affidamento su di lei come maestra, guida e compagna dei nostri figli.

Permettere alla Natura di prendersi la responsabilità di insegnare alcuni degli aspetti più delicati della vita è una delle cose più sagge e avvedute che un genitore o un insegnante possano fare.
Le lezioni apprese dalla Natura vengono impartire con dolcezza e i bambini sono in grado di assorbire e accettare i meccanismi del mondo con facilità e innocenza.
Quando si vive il mutare delle stagioni, il fluire e rifluire della natura selvaggia, non solo osservandoli da una finestra o nei libri, ma facendone esperienza diretta con tutti i sensi, allora la comprensione dei cicli vitali e delle leggi di natura arriva con facilità. Accompagnano questa comprensione virtù che è quasi impossibile insegnare solo attraverso la spiegazione.
Guardare come la Terra rinasce dalla distruzione del fuoco ricoprendo le aree danneggiate con fiori variopinti. Osservare la semplice tenacia degli umili, e come a centinaia lavorino insieme in comunità. Notare la dedizione delle madri che si danno senza distrazione al nutrimento dei piccoli. La Natura offre strumenti di comprensione che possono guidarci attraverso le sfide più ardue della vita.
“Mamma, la Verga d’oro è morta!”.
“No, tesoro, si è solo fermata per produrre i semi, crescerà di nuovo, si moltiplicherà e si diffonderà, sempre bella come quest’anno.”
Sentendo questo, il bambino esamina la pianta, ormai gialla e avvizzita, e capisce intimamente un aspetto della vita e della morte che non può essere insegnato o spiegato con maggior efficacia in nessun altro modo. L’onestà, la perfezione dei dettagli, la relazione di causa- effetto, sono tutte lezioni che la Natura si offre di insegnare ai nostri figli, se solo gliene viene data l’opportunità. “L’Effetto segue la causa con infallibile certezza… in Natura non può esserci inganno”. (Ellen G. White)

Insieme alla sensazione intrinseca di spazio e libertà, un’infanzia trascorsa a contatto con la natura insegna virtù che si ergono ben al di sopra degli onori tributati ai successi culturali, e su cui si fonda una vita realizzata appieno. Oltre alle lezioni importanti e delicate che la Natura insegna, il tempo trascorso all’aperto prepara i bambini allo studio delle “materie scolastiche”, in modo unico e organico. Quasi ogni argomento di quelli che si possono apprendere sui libri si può affrontare, in prima battuta, grazie all’osservazione del mondo naturale. Se i bambini riescono a operare dei nessi fra ciò che è scritto nei libri e le esperienze della vita reale, la conoscenza si arricchisce, l’apprendimento si fa più interessante.

È possibile, ad esempio, utilizzando immagini, libri e dimostrazioni astratte, insegnare che le formazioni nuvolose che si accavallano a forma di montagna indicano l’arrivo di una tempesta, ma si tratta di un fatto ovvio, persino per un bambino, quando ci si trova sotto un cielo in tempesta. Possiamo stare ore davanti a un prisma di vetro e tentare di spiegare la scienza dei colori e della luce partendo da zero, ma si tratta di una lezione che è molto più facile imparare se il bambino riconosce, grazie all’esperienza, le condizioni che creano un arcobaleno. È meraviglioso ascoltare un bambino che contraddice informazioni errate, non con risposte del tipo: “l’ho letto o l’ho sentito da qualche parte”, bensì con l’affermazione: “so che è sbagliato perché l’ho visto con i miei occhi“. In questo modo la conoscenza si fonda davvero sull’intelletto, sull’esperienza e sull’istinto, e questo solo grazie alla libertà che è stata offerta di godere degli spazi aperti.

Forse, il dovere di una madre è di assicurare ai propri figli un tranquillo periodo di crescita, sei anni pieni di vita ricettiva e passiva, trascorsa per lo più all’aria aperta”. (Charlotte Mason, vedi bibliografia).

Bisogna ammettere che nelle società odierne è davvero difficile trovare tempo e spazio a sufficienza per offrire ai nostri figli un’infanzia all’aperto. Per molti di noi, tutto questo sembra meraviglioso ma inattuabile. E quando Charlotte Mason prosegue la sua riflessione affermando: “… lunghe ore dovrebbero stare all’aperto; non due ma quattro, cinque, sei ore in media ogni giorno, da aprile a ottobre“, molti genitori sospirano affranti. La maggior parte di noi vive in aree suburbane o in città con piccoli giardini e cortili che sono quanto di più vicino alla natura si possa sperare di avere. Per offrire ai nostri figli l’opportunità di correre e esplorare dovremmo metterci in viaggio, lasciandoci alle spalle tutte le incombenze quotidiane e domestiche. È una sfida riunire i più piccoli per questo genere di uscite. Ciò nonostante, forse vale la pena di fare un tentativo e modificare la nostra routine quotidiana. Vale senz’altro la pena cercare, per quanto è possibile, di inserire nelle nostre giornate del tempo da trascorrere all’aperto. Del resto, se i nostri figli hanno bisogno della Natura come maestra, forse noi ne abbiamo altrettanto bisogno per trarne forza e ispirazione, come genitori e mèntori. Il tempo trascorso nella Natura non ha prezzo. È un tempo che non dovrebbe essere strutturato, non ve n’è alcun bisogno. Sono ore che trascorrono con facilità per grandi e piccoli. Ci si può organizzare con un libro o un hobby portatile, e passare un pomeriggio all’ombra confortevole di un albero mentre i bambini giocano. Evitiamo lo stress di pianificare attività didattiche, e pregustiamo, invece, la semplice libertà dello stare all’aperto. “Insegnate meno e condividete di più” (Joseph Cornell, vedi bibliografia).

Lasciamo che i bambini costruiscano la loro relazione con la Natura per conto proprio, senza alcuna stimolazione artificiale; sforziamoci solo di condividere con loro lo stare nella Natura, e lasciamo a questa il compito di impartire ogni lezione. Se ci annoiamo, potremmo incentrare le nostre attività su cose che ci piacciono o ci tornano utili, e i bambini ci seguirebbero, starebbero accanto a noi e imparerebbero mentre noi lavoriamo. Fare giardinaggio, andare in cerca di frutti o piante commestibili, intrecciare cestini, arrampicarsi, campeggiare, osservare gli uccelli, creare mappe, pressare fiori, sono solo alcune delle dozzine di attività all’aperto che i genitori troverebbero utili, salutari e piacevoli. Mentre siamo con i bambini nel mondo della natura, potremmo trovare il tempo necessario a spiegare, indicare e osservare insieme a loro i diversi elementi che la compongono. Dovremmo sforzarci di rispondere all’invitante richiamo del selvaggio il più spesso possibile, adottando, quando è necessario, la filosofia degli entusiasti della Natura, quando dicono: “Non esiste il cattivo tempo, esistono solo cattivi vestiti“. I nostri figli hanno bisogno di stabilire una relazione con la Natura in ogni tempo e in ogni stagione.

Ho sempre creduto che dovremmo fare la conoscenza degli alberi finché siamo giovani, perché possono diventare gli amici di una vita”. (S. L. Bensusan, vedi bibliografia)

Prima di far conoscere ai nostri figli la letteratura e i numeri, prima di iscriverli a corsi e attività di qualsiasi tipo, prima di andare a visitare monumenti, fermiamoci un istante a riflettere se abbiano avuto tempo a sufficienza da trascorrere all’aperto. Hanno avuto la possibilità di stabilire una relazione con un albero? Hanno assistito con i loro occhi al mutare delle stagioni e hanno potuto osservare la vita e la morte nella Natura? Hanno sperimentato i mutamenti del tempo e ascoltato il diverso canto degli uccelli? Come i bambini nati in qualunque era precedente, anche i nostri figli hanno bisogni essenziali che possono essere soddisfati grazie all’affettività, al nutrimento, alle cure amorevoli e alla libertà negli spazi aperti. Ricordiamocelo, come genitori e come insegnanti, senza mai dimenticare quanto sia importante consentir loro di “parlare alla Terra”.

Or speak to the Earth and it shall teach thee: and the fishes of the sea declare unto thee” Job 12:8 King James Version
(“O parla alla Terra e lei ti risponderà: te lo racconteranno i pesci del mare.” Giobbe 12:8 Bibbia di Re Giacomo, n.d.t.)

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini, fonte: https://www.bambinonaturale.it/2013/07/importanza-educazione-natura/

L’articolo è stato pubblicato sul numero 52 della rivista omonima nel maggio/giugno 2012. L’autrice è Starr Meneely, pianista classica, moglie e madre amorevole. È cresciuta in Alaska dove è stata educata a casa, ha studiato musica e ha creato una piccola scuola di musica. Ha tre figli e cura un suo blog, “Taking Time”, all’indirizzo gentlemothering.blogspot.com

Bibliografia
White, Ellen G. Education. Boise, Idaho: Pacific Press Publishing
Association, 1903. Print.
Mason, Charlotte. Home Education. London, England: Kegan Paul,
Trench, Trubner and Co. Ltd, 1925. Print.
Liedloff, Jean. The Contiuum Concept. England: Duckworth, 1975.
Print.
Froebel, Friedrich. The Education of Man. Mineola, New York:
Dover Publications 1898. Print.
Cornell, Joseph. Sharing Nature With Children. Nevada City,
California: DAWN publications, 1998. Print.
Bensusan, S.L. My Woodland Friends. London: Blandford Press,
1947, Print.

Sandbox with Argolands

We are proud to announce that The Sandbox Game decided to support our initiative, allowing us to sell our NFT tree on the Sandbox’s Marketplace.

For each NFT sold on the marketplace, The Sandbox will be so generous to buy another NFT, to further help funding our project.

What will we do with the NFT funds?

Although Argolands aims to be an international project, we are starting from our closest territory: Italy. We already have identified the first plot of land to buy, in south Sardinia. It’s called “Teulada Casale” and it’s 38 hectares (about 94 acres) large, and it costs 50,000 euro (about 60,200 dollars). You can check on Google Maps below, or check the video we took there with our drone!

If we will not be able to buy this plot (the owner may sell to someone else before we gather the required funds), we will search in the same area for a similar land.

The criteria we are using for the choice of the land to buy are the following: an healthy land which can be used for regenerative agriculture and other enhancement projects, that is not affected by chemical, agricultural or electromagnetic pollution and is at least 20 hectares large.

What will be do on the land?

Once we have the land, we will not only plant trees. We will operate to:

leave 2/3 of the land uncultivated, to give Nature the space and time to restore its own balance
– setting up the land to preserve biodiversity, avoiding monoculture and intensive farming, planting trees and plants from ancient, local species, which are beneficial for the environment and are stronger on that specific area, without the need of chemicals
– allowing local people to work there and earn a living as wardens, to supervise on the land
– allowing tourists and digital nomads to come as visitors and stay there for short periods of time. for retreat, meditation, stress relief, healing

Finally, we would like to create a cryptocurrency, which will be called Gaian, to allow investors and nature’s lovers from all over the world to buy and sell plots of land, knowing that it will be put on preservation.

What about the energy consumption related to minting?

We are using Ethereum Layer 2 version, which has lower energy consumption to mint, and thus less carbon emissions. We care about the environment and we decided to wait until this new version was released, to be sure our initiative would not consume too much energy and pollution.

How can you follow our progress?

Get back to this page to check what we are doing with the gathered funds. Thanks to Sandbox, we are confident we will be able to buy the first plot of land soon, to further develop our project. The bigger picture is to create a green grid around the planet, to protect and improve the Earth’s ecosystem for us and for the future generations. With your help, we may start right now!

Adriano De Vincentiis: Message to Argolands

The artist Adriano De Vincentiis (click here for his blog), after having donated to the Argoland Community some of his artworks, decided to write us a message, together with two wonderful drawings that he created to express his support to our cause and his vision of the Argo’s initiative.

We are using the superb Argo coins’ drawings he donated us, making NFT collectibles to fund our project. Look at the logo of this website, it’s one of Adriano’s coins!

I, Andrew0 (click here for my NFT portfolio on Opensea), as a member of Argolands, will work to edit and tokenize these artworks, presenting them in an interactive, animated way, and disseminate them in the crypto-art space.

Here’s Adriano’s message and drawings:

“On his return to Itaca, Ulysses is disguised as a beggar, he’s hidden by an artifice, in fact no one can recognize him except for his dog Argo.

The animal’s natural ability to be invulnerable to any disguise speaks of his skill to grasp the essence of the human being, leaving the appearance to the futile identity game that has always been.

Essence and essential are words linked by the same root and refer to something subtle, light, imperceptible to humans but omnipresent in nature, crucial in all vital processes on earth. Essence also means smell, fragrance, perfume: something that is carried by the air, which is made of air, something that when comes in contact with human and animal senses triggers drives and images that are often impossible to translate into any spoken language.

If we think that air itself is life, that in plant forms air is the core of all processes of birth and development, we can understand that the dog Argo is revealing a great secret to us: nature communicates with the living beings in direct contact with that essence and thus keeps them alive, ruling and nourishing them.

I have always thought that the name Argo for a project that had the care of the wild elements of nature as its fulcrum was a magnificent revelation, intended for me as an invitation to seek a true essence in all natural things, to establish that contact, to reach for the roots that, both for man and for trees, represent the true basis of being, its sustenance, its care.

For this reason I have drawn human faces that are formally connected with the nature of plants and for me this means that a healthier use of the mind can help man to undertake a vital journey towards the core of things where care and nature cannot be separated.

Air also represents thought, as it is present and intangible at the same time, essential and at the same time invisible; when we see the eyes of a human being we seem to perceive his thoughts, even though none of them has passed through us: we acquire a datum and through that gaze we witness a reflection of the most intimate abyss of being and all this is, again, intangible and at the same time essential.

Saint-Exupéry wrote that the essential is invisible to the eye; let’s think about how many invisible things nature produces and how many of these are given to the kingdom of air, let’s think about the unique quality of flowers capable to spread essences and fragrances, to how the plant world uses the air as a realm of expansion and nourishment, to how much the animals use smell as king of senses or to the fact that we could not even survive the heat of the sun without the terrestrial atmosphere and that the whole biosphere, and therefore all life, is the result of the eternal work of plants through the eons.

On closer inspection, if the essential is invisible, we must also conclude that the invisible is essential and learn the inestimable lesson of the dog Argo.”

Adriano De Vincentiis

Arwen 2021

Biodiversità e seedsaving: i fondamenti della democrazia alimentare

Seedsaving

Dobbiamo riprenderci il diritto di conservare i semi e la biodiversità.
Il diritto al nutrimento e al cibo sano.
Il diritto a proteggere la terra e le sue specie
”.

Così afferma la dottoressa Vandana Shiva, scienziata, ambientalista, scrittrice e filosofa, annoverata tra i teorici dell’ecologia sociale, una corrente di pensiero che unisce temi ecologisti sociali e politici, rilevando la necessità di un cambio di paradigma nell’uso delle risorse del nostro pianeta, il quale sarebbe capace di nutrire tutti se la sua natura venisse rispettata e l’uguaglianza tra gli uomini fosse effettiva.
Nel brano tratto dal testo “Vacche sacre e mucche pazze“, Vandana Shiva suggerisce infatti la necessità di “fermare il furto delle multinazionali a danno dei poveri e della Natura. La democrazia alimentare è al centro dell’agenda per la democrazia e i diritti umani, al centro del programma per la sostenibilità ecologica e la giustizia sociale (…) Il punto non è quanto le nazioni ricche possono dare, il punto è quanto meno possono prendere“.

L’uomo e la natura hanno convissuto in armonia fin dall’antichità, rispettando per lo più le reciproche misure. A partire dalla Rivoluzione Industriale, poi, con l’uso del carbone e lo sfruttamento delle risorse fossili ed, in seguito, nel secondo dopoguerra, con la cosiddetta “Rivoluzione Verde“, gli equilibri uomo-natura sono drasticamente cambiati, a discapito maggiormente delle risorse naturali e della situazione climatica.

Avviatasi negli anni ’40 tramite una ricerca messicana sponsorizzata dalla Rockefeller Foundation ed eseguita dal genetista americano Norman Borlaug, con l’intento di creare sementi ad altissima resa per ettaro, la Rivoluzione Verde apportò un drastico cambiamento nella gestione dell’agricoltura per come fino ad allora era stata concepita. Tale ricerca condusse infatti alla creazione di nuovi ibridi, nuove tecnologie agricole e all’utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi, tanto che nell’immediato si credette di aver trovato la soluzione al problema della fame nel mondo ed a Borlaug nel 1970 fu conferito il premio Nobel per la pace.

Così, con la spinta delle multinazionali e l’avallo dei governi e delle grandi istituzioni come Onu e Fao, l’agricoltura intensiva venne esportata  in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo come India e Pakistan dove fu introdotta a partire dagli anni Sessanta.
In principio i contadini, allettati da copiosi raccolti e facili guadagni, si illusero che abbandonare le tecniche tradizionali e le sementi antiche, sapientemente tramandate e selezionate in base al territorio e al clima, potesse essere la soluzione alla loro povertà. Il fervore apportato dalla novità che avrebbe risolto la fame nel mondo non permise loro di riconoscersi dipendenti dall’acquisto di prodotti chimici e sementi OGM; oltre ad essere dannosi per la natura, questi prodotti si sono rivelati funesti anche per gli agricoltori stessi che, talvolta per aver subìto la perdita di raccolti dovuta a cause naturali, perdettero tutto ed alcuni addirittura si suicidarono per l’incapacità di coprire i debiti contratti per gli acquisti.

Durante gli anni ’70 agli studiosi più attenti fu già evidente che il nuovo paradigma agro-economico a lungo termine avrebbe portato ad una catastrofe ecologica senza precedenti. L’agricoltura “moderna”, infatti, caratterizzata da monocolture ed allevamenti intensivi, ha come sue proprie conseguenze l’impoverimento del suolo, l’avvelenamento delle falde acquifere e dell’aria, la necessaria deforestazione massiccia e conseguente distruzione di interi ecosistemi, inclusa l’estinzione o quasi di molte specie sia animali che vegetali.

Proprio alla fine degli anni ’70, Vandana Shiva, di cui si faceva menzione ad inizio articolo, tornata in India dopo aver conseguito diversi titoli di studio in ambito scientifico all’estero, assume il ruolo di ricercatrice in politiche ambientali ed agricole presso l’Indian Institute of sciences e presso l’Indian Institute of management. Essa si accorge dei disastri conseguiti dalla Rivoluzione Verde nel suo paese e decide di mettere tutto il suo impegno ed il suo sapere al servizio della salvaguardia dell’agro biodiversità, salvaguardia che ancora oggi sembra essere l’unica risposta ai problemi alimentari e all’emergenza ecologica del pianeta.
Nel 1982, in India, Vandana Shiva istituisce la Research Foundation for Science Technology and Natural resource policy, una fondazione che si occupa proprio di ecologia sociale e, nel 1987, crea Navdanya (lett. “9 semi”, in hindi) l’organizzazione che dà origine al “Movimento per la difesa della sovranità alimentare, dei semi e dei diritti dei piccoli Agricoltori in tutto il mondo” (cfr. navdanyainternational.it per saperne di più).

La dottoressa Vandana Shiva non si ferma solo alla creazione dei suoi centri di ricerca ma si impegna a portare le sue conoscenze e le sue esperienze in tutto il mondo, partecipando a conferenze e convegni come relatrice ed attivista contro quella che lei definisce la biopirateria delle multinazionali: l’appropriazione di sementi e tecniche antiche rese di fatto non più disponibili gratuitamente e liberamente a tutti.
Nel 1995 la dottoressa Shiva crea la fattoria di Navdanya per la “conservazione della biodiversità”, un luogo dove finalmente le sue teorie vengono messe in pratica conservando i metodi tradizionali per abbinarli ai princìpi dell’agroecologia e dell’Agricoltura biologica.
Anche questo progetto è un successo: il frutto dell’impegno della nostra in tema di libera conservazione delle sementi e biodiversità, collegato a democrazia e giustizia sociale, supera i confini dell’India per spostarsi all’estero, prima nelle zone più povere e sfruttate del pianeta e poi in tutto il resto del mondo.

Nel 2003, Vandana Shiva con attivisti, politici, studiosi, accademici, agricoltori e scienziati da tutto il mondo, in collaborazione con l’allora Presidente della Regione Toscana Martini, istituiscono la Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’Agricoltura con l’intento di “rendere maggiormente visibili le valide alternative sostenibili all’attuale sistema agro-alimentare controllato dalle grandi multinazionali dell’agrochimica, basato sulle monocoltura e strutturato sulle esportazioni” e “rafforzare il movimento globale per la difesa dei semi tradizionali e di sistemi alimentari virtuosi e sani“.
Sicuramente, l’attenzione verso i temi promossi dalla commissione, la quale ha anche sottoposto i suoi manifesti sulla biodiversità a varie conferenze dell’ONU, è aumentata sia da parte dei media che da parte delle istituzioni stesse, le quali dichiarano il 2010 “Anno Internazionale della Biodiversità”, proprio con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e politica verso questi temi. I risultati ottenuti dall’Anno della Biodiversità, secondo la dottoressa Shiva, non sono stati soddisfacenti dal punto di vista socio-politico, e lo dice chiaramente nei suoi scritti.
Il vantaggio è stato che molte  persone  hanno avuto accesso a maggiori informazioni anche sulle dinamiche che pongono biodiversità ed alimentazione in relazione con democrazia e salute.

L’informazione di massa su questi temi è stata ulteriormente rafforzata dall’evento dell’Esposizione Universale (Expo 2015) tenutasi a Milano intorno alla tematica del “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, durante la quale si è ampiamente dibattuto riguardo la necessità di un nuovo paradigma agroalimentare che preservi le risorse del pianeta nutrendo tutti senza danneggiare l’ecosistema.

Nel frattempo, sulla scia dell’esempio di Navdanya, a tutte le latitudini hanno iniziato a nascere movimenti di seed savers, letteralmente “salvatori di semi”. I seed savers sono persone che, sia  per cultura contadina che per desiderio di salvare e tramandare ai propri figli le tradizioni del proprio territorio, preservando per loro sapori non omologati come quelli della produzione intensiva, si impegnano a fare ricerca di sementi antiche non trattate per conservarle e riprodurle attraverso sistemi strettamente biologici.
In Italia, per esempio, si pone molta attenzione riguardo al tema dell’alimentazione e della biodiversità anche a livello politico; Vandana Shiva, infatti, è consulente della regione Toscana in tema di politiche agricole.

Non sono notevoli solo i movimenti mondiali, sono soprattutto le persone comuni ad essere più attente all’ecologia e a volersi alimentare in modo etico e sostenibile, quindi sempre più spesso cercano di acquistare prodotti biologici e dalla provenienza accertata. Ma non solo: negli ultimi anni sono state fondate molte associazioni per lo scambio di semi, e alcune di esse organizzano anche corsi per diventare seed savers. Durante questi corsi  si insegna a fare ricerca di sementi sul territorio e si tramandano le tecniche per la loro  riproduzione e conservazione.
Molti giovani, spesso provenienti da differenti esperienze lavorative, si stanno accorgendo del potenziale della produzione agricola biologica e sostenibile, e si stanno impegnando nel recupero e utilizzo di sementi e sistemi antichi di coltivazione, in modo da saper garantire alimenti biologici, di qualità e dall’elevato valore nutrizionale.
Anche se timidamente, possiamo dire che all’orizzonte si intravveda quel cambio di paradigma tanto auspicato da coloro che, come la dottoressa Shiva e i seed savers, ritengono che il diritto alla biodiversità, alla conservazione dei semi e all’agricoltura biologica e sostenibile per la Natura siano sinonimo di democrazia.


[argoname: Kripazia]

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